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29 avril FuturoQuesto semestre frequento solo un corso. Sei ore in tutto.
Mi fanno sempre uno strano effetto i nomi dei corsi universitari. Nello specifico, questo si chiama "Pedagogia dell'animazione". E non è come credete voi!! So cosa vi state immaginando: una prof giovane e carina che sposta i banchi, mette su una cassetta e c'insegna qualche ballo di gruppo. Beh, a dir la verità la prof è giovane e carina, e sposterebbe volentieri i banchi se non fossero inchiodati. Però non ci fa certo ballare. Il titolo del corso, per essere più fedele al contenuto, dovrebbe essere tipo: Filosofia estetica nella letteratura, nel cinema e nelle arti visive. Molto ma molto più interessante, non trovate?! Anche perchè la prof si è nutrita a pane e Franzini (docente di Estetica in Statale, nonché uno dei maggiori capoccioni del ramo, credo) e nelle sue lezioni si sente! Beh, e chissenefrega, direte voi. Ammesso e non concesso che siate interessati ai miei fatti personali, potreste essere lievemente turbati da queste divagazioni. In realtà il motivo per cui dedico spazio a queste cose è molto semplice: sento il bisogno di parlarne. Forse perchè al momento queste sei ore a settimana rappresentano ciò che in assoluto mi dà più stimoli. Non tanto per i compagni anche se è gradevole, per una volta, ritrovarsi in un gruppo più piccolo e imparare a riconoscerne tutti i visi. E' proprio qualcosa del corso in sè che mi tocca dentro. Mi sento nutrita. Mi sto prosciugando, Milano mi sta facendo appassire ogni giorno di più. Fino a ieri pensavo che l'unica soluzione fosse partire, almeno per un po'. Queste poche ore invece mi spingono a cercare un senso qui. Mi danno nuova linfa vitale. Mi aprono nuove prospettive, e mi ricordano vecchie strade prima intraprese e poi abbandonate. Non saprei spiegarvi perchè. E' solo un corso, dopotutto. Eppure è così. E' come se tutto ciò che amo fosse lì riunito, come se vi fosse davvero nascosta la chiave per uscire da questo periodo stagnante e soffocante, privo di stimoli. Filosofia estetica nella letteratura, nel cinema e nelle arti visive. Non so cosa voglio fare "da grande". Però, ora più che mai, ho capito che non posso permettermi di tagliar fuori nessuna di queste parole. 25 avril Amèlie Nothomb: Metafisica dei TubiDevo assolutamente leggere questo libro meraviglioso!! Ieri, durante una lezione universitaria, mi è stato letto l'incipit e sono rimasta senza parole. Purtroppo non sono riuscita a trovare tutto il brano, quindi posterò due spezzoni. Durante la lettura tenete presente che si tratta di un'autobiografia, non è un racconto teologico. Secondo me lei è stata assolutamente geniale! In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo se stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunché. Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente. Dio aveva gli occhi perennemente aperti e fissi. Se anche fossero stati chiusi, nulla sarebbe comunque cambiato. Non c'era niente da vedere e Dio non guardava niente. Era pieno e denso come un uovo sodo, di cui possedeva anche la rotondità e l'immobilità. Dio era soddisfazione assoluta. Non desiderava niente, non aspettava niente, non percepiva niente, non rifiutava niente e niente lo interessava. La vita era di una pienezza talmente intensa che non era vita. Dio non viveva: esisteva. L'esistenza non aveva avuto per lui un inizio percettibile. Alcuni grandi libri esordiscono con frasi a tal punto poco chiassose che le dimentichiamo quasi immediatamente, rimanendo con l'impressione di essere impegnati in quella lettura dalla notte dei tempi. Allo stesso modo era impossibile rilevare il momento in cui Dio aveva iniziato a esistere. Era come se esistesse da sempre. Dio non possedeva linguaggio e, di conseguenza, non possedeva pensiero. Egli era sazietà ed eternità. Il che dimostrava, incontestabilmente, che Dio era Dio. E questa evidenza non aveva la minima importanza, poiché Dio se ne infischiava altamente di essere Dio. Gli occhi degli esseri viventi possiedono la più straordinaria delle proprietà: lo sguardo. Nulla è più eccezionale dello sguardo. Quando parliamo delle orecchie delle creature non diciamo che hanno un 'ascoltardo', oppure, delle loro narici, che hanno un 'sentardo' o un 'annusardo'. Cos'è lo sguardo? È qualcosa di inesprimibile. Nessuna parola esprime, neanche lontanamente, la sua strana essenza. Eppure lo sguardo esiste. Poche sono le realtà che hanno un tale livello di esistenza. Che differenza c'è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti? Questa differenza ha un nome: si chiama vita. La vita inizia laddove inizia lo sguardo. Dio non aveva sguardo. Dio aveva tre sole occupazioni: la deglutizione, la digestione e, conseguenza diretta, l'escrezione. Queste attività vegetative attraversavano il corpo di Dio senza che lui se ne accorgesse. Il cibo, sempre lo stesso, non era eccitante al punto che lui lo notasse. E quanto al bere, non era diverso. Dio apriva tutti gli orifizi necessari al passaggio degli alimenti, solidi e liquidi. Ecco perché, a questo stadio della crescita, chiameremo Dio il tubo. Esiste una metafisica dei tubi. Slawomir Mrozek ha scritto sui tubi flessibili parole che non si sa se siano di una perturbante profondità o magnificamente deliranti. Forse sono tutto questo insieme: i tubi sono straordinari miscugli di pieno e di vuoto, sono materia cava, una membrana di esistenza che ricopre un fascio di inesistenza. Il tubo flessibile è la versione molle del tubo. Eppure, la mollezza di cui è dotato non lo rende meno enigmatico. Dio possedeva la flessibilità di quest'ultimo e al tempo stesso giaceva rigido e inerte, confermando così la sua natura di tubo. Sperimentava la serenità assoluta del cilindro. Filtrava l'universo e non tratteneva niente. ********* Dio sa che dopo il viso cercherà di tendere una mano verso di lui. Ci è abituato: gli adulti avvicinano sempre le loro dita alla sua faccia. Decide che morderà l'indice della sconosciuta. Si prepara. 18 avril Se non avessi perso il treno.....Non avrei collezionato 7 quadrifogli
Non avrei colorato l'agenda tra le margherite Non avrei salutato una mia vecchia prof Non avrei guardato la realtà con una nuova consapevolezza Non avrei corrotto Andre Non ci saremmo addentrati in discorsi preziosi Non avrei riso fino alle lacrime nè mi sarei rotolata sul pavimento cercando di smettere Non avrei bisogno di ripetizioni da un bambino di prima elementare sull'ortografia della parola "CIAO" Non avrei visto Giada di ottimo umore Non avrei ascoltato con un trasporto diverso una certa canzone di Alanis
"E' un po' come quando assaggi un cioccolatino meraviglioso... 14 avril Piccoli Appunti...Appunto Numero Uno: in questi giorni, per la prima volta nella mia vita, mi sta capitando di andare a lavorare per dovere e non per piacere. Per la prima volta, lavoro solo perchè so che in cambio mi daranno dei soldi. Ed è una sensazione estremamente sgradevole che spero utopisticamente di non provare mai più. Appunto Numero Due: a proposito di lavoro e piacere, come mi son pentita di non essermi proposta come scrutinatrice o segretaria di seggio a questo turno elettorale! Adoro questo tipo di lavoro!! S'incontrano le persone più.. ehm.. bizzarre del quartiere. Ci s'imbatte in vecchi compagni di scuola o in persone che non vorresti mai più rivedere. Si dibatte con gli altri scrutatori e si litiga per i turni da fare all'ora di pranzo. Si conoscono persone potenzialmente interessanti. Insomma, è una sorta di circo che quest'anno mi son lasciata sfuggire.. peccato! Appunto Numero Tre: qualcuno si chiederà "ma perchè te lo sei lasciata sfuggire?". La verità è che ieri sera dovevamo replicare uno spettacolo teatrale. Ebbene (potere dell'Energia?) il teatro in cui dovevamo recitare è fallito e ha cancellato la rassegna. Tutto bene! I più sgamati però mi diranno "ma perchè allora non ti sei presentata lo stesso come sostituta? Tanto c'è sempre qualcuno che dà forfait..". La risposta è semplice, e c'è sempre di mezzo il teatro. Avevo promesso ad Andre di accompagnarlo a Reggio Emilia, a una premiazione. Un mesetto fa avevano partecipato al concorso "Il teatro (va...) a scuola" e sabato sera si sono portati a casa nove Nomimation e tre premi: "Miglior Regia", "Miglior scenografia" e "Miglior attore protagonista". Curioso, quest'anno non avevo recitato e sono andata alla premiazione. L'anno scorso invece avevo anche una delle parti principali ma la "Serata di Gala" ero allegramente a Berlino, e pure con altre teatranti! E, ironia della sorte, con quello spettacolo abbiamo anche vinto il primo premio! Quando si dice la sfiga..!! Appunto Numero Quattro: ve la butto lì così: ogni essere umano, almeno una volta nella vita dovrebbe, in ordine casuale Appunto Numero Cinque: in realtà non ho più nulla da dire.. Appunto Numero Sei: però non posso permettermi di chiudere un post col numero quattro! Appunto Numero Sette: Andre e la sua numerologia non me lo perdonerebbero mai! 13 avril I Giardini Di Marzo(Ritorno da Reggio Emilia) Il carretto passava e quell'uomo gridava "gelati!" 10 avril Dementors
Teatro del giovedì coi bambini: nè più nè meno che una X, come sempre Poi però leggo un testo. L'ha scritto un bambino di 10 anni. "...e grazie al teatro noi pensiamo diversamente E penso che questo è l'unico mestiere che vorrei fare. Ho bisogno di farmi sorprendere. Come oggi, da Monica. Come sempre, da Monica. Purtroppo solo gli esseri umani riescono a sorprendermi davvero. Sto lavorando part-time in una segreteria e, ovviamente, mi annoio a morte. I numeri non fanno per me. La carta e i computer nemmeno. Mi sento un Dissennatore. Ho bisogno di nutrirmi di emozioni altrui.
1 avril Medèn
- Lei fa tutto "quasi"? Anch'io. Ma nel mio "quasi" c'è un'impossibilità, nel suo c'è una scelta, una noia, un'insufficienza. Lei è qualche volta "quasi" solo? - Proprio così. - Io no. Io sono solo in un modo diverso da lei. Lei vaga in una grande stanza con una porta in fondo, l'uscita dalla sua solitudine. Qualche volta vede la porta ma fa finta di niente, continua a vagare e lamentarsi e dire a se stesso: sarò sempre solo. Io invece vago in una stanza senza porte. Posso tutt'al più sognare una porta. - Non sei Pilar. - Sai chi sono. Promettimi che sarai felice. Che ti farai sorprendere dall'allegria. Non dire che parlo di cose che non conosco. Nel mio buio ogni libro mi fece sperare, dalla mia finestra immaginai felice ogni quotidiana, umile conversazione. Anch'io ho conosciuto gioia ed allegria, meno di quanto volevo e di quanto avevo bisogno. Ma questa è malattia di tutti. Promettimi che mi dimenticherai qualche volta. Prometti di non dimenticarmi. - Chi sei? - Un diseredato senza ricchezza. Un bifolco, con uno spietato padrone. Ma non sarò un'ombra che si spegne. Sono stato vivo fino alla fine.
(tratto da "Achille Piè Veloce" di Stefano Benni)
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